Nel 2025 il 12,1% dei cittadini dell’Unione europea non poteva permettersi di partecipare regolarmente a un’attività di svago.

Il dato emerge dalla pubblicazione Key figures on European living conditions, edizione 2026, diffusa da Eurostat il 17 settembre e ripresa in una nota del 7 ottobre.

La percentuale varia dal 3,9% registrato in Croazia al 27,3% della Grecia. Eurostat considera l’impossibilità di permettersi determinati beni e servizi come un indicatore di povertà assoluta.

Alimentazione, vacanze e internet

L’8,5% della popolazione non poteva permettersi un pasto a base di carne, pollo, pesce o un equivalente vegetariano almeno a giorni alterni. La percentuale più bassa è stata rilevata a Cipro (1,2%), mentre quella più alta in Romania (18,1%).

Il 27,5% dei cittadini non aveva la possibilità economica di trascorrere una settimana di vacanza fuori casa ogni anno, con valori compresi tra il 10,6% del Lussemburgo e il 61,4% della Romania. Il 2,0% non riusciva invece a sostenere i costi di una connessione internet personale a casa: la quota passava dallo 0,1% della Finlandia al 6,2% della Romania.

Il quadro generale della povertà

Nel 2025 erano 92,7 milioni le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, pari al 20,9% della popolazione dell’Ue, circa mezzo milione in meno rispetto al 2024. Il rischio risulta più elevato tra i minori, con il 24,3%, mentre tra gli over 65 si attesta al 18,8%.

Il tasso di grave deprivazione materiale e sociale, che misura la quota di persone che non possono permettersi almeno 7 dei 13 beni o servizi considerati necessari, è stato del 6,3%, in lieve calo rispetto al 6,4% del 2024. Le percentuali più elevate sono state registrate in Romania (16,8%), Bulgaria (15,0%) e Grecia (14,9%), mentre quella più bassa in Slovenia (1,9%).

Difficoltà a far quadrare i conti

Il 42,5% dei cittadini Ue ha dichiarato di incontrare almeno qualche difficoltà ad arrivare a fine mese, con il dato più basso in Germania (18,3%) e quello più alto in Grecia (87,1%). Il 17,6% ha invece riferito di avere difficoltà o grandi difficoltà.

L’8,8% della popolazione non poteva permettersi di riscaldare adeguatamente la propria abitazione, in calo rispetto al 9,2% del 2024. La quota oscillava dal 2,6% della Finlandia al 18,1% della Grecia, mentre in Italia è rimasta stabile tra i due anni. Il 7,7% viveva in famiglie che destinavano almeno il 40% del reddito disponibile alle spese per la casa, con le percentuali più elevate in Grecia (26,4%) e Danimarca (23,4%).

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